L'Avana si sta aprendo e Washington lo sa
sinistracritica | 29 Ottobre, 2007 15:15
Impantanato in Iraq e in Afghanistan, ossessionato dalla crescita dell'Iran come potenza regionale (conseguenza diretta delle guerre nei summenzionati paesi), il dipartimento di stato americano si è accorto che il Sudamerica è in subbuglio. Il suo ultimo grande intervento nella regione è stato il rude tentativo di rovesciare il governo democraticamente eletto in Venezuela. Era il 2002, un anno prima dell'avventura in Iraq. Da allora un'onda di unità bolivariana ha spazzato il continente, vincendo in Bolivia e in Ecuador, diffondendosi in Perù e in Paraguay e soprattutto rompendo il lungo isolamento di Cuba. Ciò ha causato panico a Miami.
La piccola isola che ha sfidato interventi, minacce e blocchi per più di mezzo secolo rimane un'ossessione imperiale. Washington ha atteso la morte di Fidel per poter cercare o retribuire la defezione di pezzi dell'apparato militare e poliziesco (e senza dubbio anche di scelti aparatchikni di partito). L'ultimo discorso di Bush è un segno di panico. Erano così certi di raggiungere l'obiettivo con una vagonata di dollari, da non aver studiato molto altro negli ultimi anni.
Ma ieri ci è stato detto, senza ombra di ironia, che Raul Castro è inaccettabile perché è il fratello di Fidel e che non è questa la transizione che Washington aveva in mente. E' gustoso che W., di cui sono note le connessioni familiari, non menzioni il fatto che nel caso la signora Clinton sia nominata ed eletta due sole famiglie saranno state al potere per oltre due decenni.
Ciò che ha preoccupato i Bush brothers e la loro clientela in Florida è il fatto che Raul Castro abbia incoraggiato un dibattito aperto sul futuro dell'isola. La cosa non è popolare tra gli aparatchik, ma indubbiamente ha avuto un impatto.
La censura di stato non è solo profondamente impopolare ma ha azzoppato il pensiero creativo nell'isola, e la nuova apertura ha fatto emergere le vecchie contraddizioni. I film-maker cubani ad esempio stanno sfidando pubblicamente i burocrati. Pavel Giroud, un conosciuto regista, spiega: «Qui la censura è esattamente come altrove, tranne per il fatto che Cuba è un'osservata speciale. Network e pubblicazioni in tutto il mondo hanno linee editoriali e tutto ciò che non le rispetta viene tagliato. Negli Stati uniti la Hbo ha rifiutato di trasmettere il documentario di Oliver Stone su Fidel Castro perché non aveva il focus richiesto, e hanno insistito per un'altra intervista con Fidel. In altre parole, ciò che Stone aveva da dire non importava, ciò che importava è ciò che il network voleva mostrare. Personalmente, preferisco che un mio lavoro non venga trasmesso piuttosto che mi chiedano di cambiarlo o tagliarlo. Delle spiegazioni non mi importa nulla, non ci sarà mai una ragione buona abbastanza per chi viene zittito. La banalità è favorita dappertutto, basta accendere qualsiasi canale musicale del mondo: le star machiste del reggaeton fanno le stesse sculettate, i cantanti «in» eseguono lo stesso gesto seduttivo, le stesse riprese al rallentatore di scene d'amore al tramonto... Non siamo noi qui a Cuba i principali produttori di questa roba. E lo stesso accade in politica. Il broadcaster sa che un video pieno di apprezzamenti al sistema non causerà alcun problema, i creativi sanno che andranno in tv molto più in fretta se scrivono una canzone, producono un film o dipingono un quadro che apprezza una figura politica».
Che il sistema cubano abbia bisogno di riforme è cosa largamente accettata nel paese. Mi è stato detto spesso che la decisione «impostaci dall'embargo» di seguire il vecchio modello sovietico «non è stata benefica». Adesso c'è una scelta, è tra Washington e Caracas. E mentre un leggero strato di elite cubana sarà tentato dai dollari, la maggior parte dei cubani preferiranno un modello diverso. Non vogliono vedere la fine del loro sistema sanitario o educativo, ma vogliono più diversità politica ed economica, anche se il modello del Grande Fratello sotto la cui ombra vivono non offre esattamente questa scelta.
Tariq Ali (il manifesto 25/10/2007)
NO ALLA FINANZIARIA
sinistracritica | 29 Ottobre, 2007 12:21
(ANSA) - ROMA, 25 OTT - ''La crisi del governo e' una crisi strutturale. Quando si danno alla Fiat 5000 euro a dipendente di riduzione del cuneo fiscale e l'azienda ne ''restituisce'' solo 30 ai suoi dipendenti siamo alla farsa. Bertinotti propone una soluzione politica di 'palazzo' a una crisi che e' strutturale e con cio' strappa con la storia politica di Rifondazione che non ha mai accettato la prospettiva dei governi tecnici o istituzionali. Noi vogliamo restare al merito, non ci piacciono i giochi di palazzo, ne' le manovre berlusconiane''.
Lo dicono Franco Turigliatto, senatore della Sinistra Critica e Salvatore Cannavo', deputato del Prc-Sinistra Critica anunciando che voteranno il decreto collegato ma non la Finanziaria. Oggi, nel corso di una conferenza stampa che si e' svolta in Senato i due parlamentari hanno illustrato le loro posizioni e le richieste affermando di non considerarsi dentro la maggioranza.
''Come detto a marzo, votiamo di volta in volta in base ai provvedimenti. Sulla base di questo siamo disponibili a votare il decreto ma non la Finanziaria e tanto meno il Protocollo sul Welfare . Siamo consapevoli che se cade Prodi il quadro non migliora ma riteniamo che il problema principale in Italia oggi e' l'assenza di un'opposizione di sinistra alle politiche liberiste''.
''Se c'e' sfiducia, disincanto, demoralizzazione e' perche' la sinistra e' completamente interna al governo del sistema. La stessa manifestazione del 20 ottobre e' prigioniera di questa contraddizione e gli sviluppi futuri mostreranno che da una relazione diretta con il governo - appoggiarlo nella sua linea liberista o votargli contro - non si potra' sfuggire'' .
''Siccome pensiamo che il problema principale sia costruire un'opposizione sociale, dando continuita' al milione di No al referendum e anche ai contenuti radicali del 20 ottobre, siamo pienamente impegnati nella costruzione di appuntamenti 'sociali' come lo sciopero del 9 novembre e la manifestazione di Vicenza del 15 dicembre. Presenteremo degli emendamenti significativi alla Finanziaria che invertano la tendenza degli ultimi quindici anni. Non siamo disposti a votare questa finanziaria. Non presenteremo emendamenti al Protocollo perche' il Protocollo e' inemendabile. La sua filosofia d'insieme - concludono - recepisce la legge Maroni e la legge 30 contro cui abbiamo lottato e contro cui siamo stati eletti''. (ANSA).
FINANZIARIA: TURIGLIATTO (SC), VOTERO' NO ANCHE A FIDUCIA
Roma, 25 ott. (Adnkronos) - Gli esponenti di Sinistra critica ribadiscono il proprio no alla Finanziaria e al ddl che raccoglie il protocollo sul welfare, se non verranno accolti gli emendamenti presentati in Senato alla manovra, mentre sono "disponibili ad un voto favorevole sul decreto legge che accompagna la Finanziaria anche se non e' meraviglioso". Nel corso di una conferenza stampa a palazzo Madama, lo hanno sottolineato il deputato Salvatore Cannavo' ed il senatore Franco Turigliatto. "O si torna ad una politica di contenuti -ha detto Cannavo'- o si lavora alla manovra di palazzo e allora non ha senso ricostruire una unita' a sinistra". Cannavo' ha puntato l'indice sulle ultime scelte di Rifondazione e della maggioranza. Per quanto riguarda la Finanziaria "chi dice che e' leggera -ha ricordato Turigliatto- in qualche modo racconta la verita' su quella passata che dava tutto alle imprese e nulla ai lavoratori", e per quanto riguarda il protocollo "e' inemendabile" ed e' quindi scontato il voto contrario. "Come detto a marzo -hanno ricordato i due parlamentari- votiamo di volta in volta in base ai provvedimenti. Sulla base di questo siamo disponibili a votare il decreto, ma non la Finanziaria e tanto meno il protocollo sul welfare. Siamo consapevoli che se cade Prodi il quadro non migliora, ma riteniamo che il problema principale in Italia e' l'assenza di una opposizione di sinistra alle politiche liberiste". I parlamentari hanno riferito di emendamenti "significativi che saranno presentati alla Finanziaria per invertire la tendenza degli ultimi 15 anni".