VeronaCritica

Sinistra Critica - Associazione Nazionale per la Sinistra Alternativa
anticapitalista femminista ecologista

PATTO PERMANENTE CONTRO LA GUERRA

sinistracritica | 26 Novembre, 2007 19:51

L'Assemblea del 25 novembre delle reti e organizzazioni - che hanno promosso la manifestazione del 9 giugno contro Bush e contro la politica militarista del governo Prodi - e delle strutture che lottano contro la guerra, le basi e le spese militari, ha deciso:

1) l'avvio di un Patto permanente contro la guerra, adeguato a fronteggiare l'escalation della guerra - che è appunto permanente e globale - che preveda Assemblee nazionali periodiche di resoconto, discussione e decisione sulle iniziative ed un Gruppo di collegamento che operi concretamente tra una iniziativa e l'altra. A questo gruppo è importante che partecipino sia le organizzazioni e reti nazionali sia le reti locali impegnate contro le missioni, le basi e le spese militari. Un'alleanza di questo genere sarà davvero efficace se riuscirà a valorizzare e a fornire validi strumenti di collegamento su scala nazionale a tutte le strutture locali che sul territorio si battono quotidianamente contro le politiche e gli strumenti di guerra;

2) la partecipazione piena e convinta alla "tre giorni" internazionale di Vicenza e in particolare alla manifestazione del 15 dicembre. Contrastare la politica di guerra significa infatti manifestare contro il Dal Molin a Vicenza - dove ci auguriamo di vedere tutte quelle reti, organizzazioni, strutture e singoli che in questi anni con coerenza si sono battuti contro la guerra "senza se e senza ma" e non quei parlamentari che hanno appena votato il finanziamento per la costruzione della nuova base, gli stanziamenti per le missioni di guerra e l'aumento di spesa per le armi - e impedire poi in ogni modo che inizino i lavori della base. Al fine di avere la massima partecipazione il 15 a Vicenza, è fondamentale esercitare la massima pressione nei confronti di Trenitalia che, con l'avvento del governo di centrosinistra, ha avviato una politica di boicottaggio della libera circolazione dei manifestanti, stracciando accordi che prevedevano (con modalità simili a quelle praticate dalle compagnie aeree per riempire i veivoli) prezzi fortemente scontati quando un elevato numero di persone usava i treni per recarsi a manifestazioni;

3) di fare propria la Giornata internazionale contro la guerra e il liberismo del 26 gennaio promossa dal Forum Sociale Mondiale, che proponiamo venga dedicata in Italia a manifestare per il ritiro di tutte le truppe dai fronti di guerra, per la chiusura delle basi militari, la drastica riduzione delle spese di guerra e l'aumento delle spese sociali, per la riconversione delle fabbriche d'armi e degli altri luoghi/strumenti di guerra, per la revoca dell'accordo per la produzione e l'acquisto dei caccia F35, contro l'insieme della politica militarista del governo Prodi che ha imposto nella Finanziaria l'ulteriore (dopo quello altrettanto consistente dell'anno scorso, per un totale del 24%) aumento dei finanziamenti alle Forze armate, alle missioni militari, alle basi (con lo stanziamento per il Dal Molin) e al complesso militare-industriale, e che include l'accordo militare Italia-Israele e l'embargo alla Palestina, l'adesione allo scudo missilistico USA, le minacce di guerra all'Iran. Tenendo anche conto del fatto che a gennaio il governo presenterà il decreto per il rinnovo delle missioni belliche in Afghanistan e negli altri teatri di guerra, l'Assemblea ha espresso un orientamento a realizzare nella giornata del 26 gennaio una manifestazione nazionale. Al fine di allargare l'iniziativa a tutte le reti e organizzazioni che lottano coerentemente contro la guerra, le basi e le spese militari, sarà comunque la prima riunione del gruppo di collegamento del Patto, che si terrà il 18 dicembre a Firenze, a sancire definitivamente le forme della mobilitazione del 26. Nel corso di tale riunione, si farà anche il punto sulle varie proposte di iniziativa, emerse nel corso dell'Assemblea, in difesa e sostegno della lotta del popolo palestinese.

Infine, di fronte all'ennesimo militare italiano morto in Afghanistan, l'Assemblea ha ribadito che l'unica scelta di pace è il ritiro delle truppe. Infatti l'attuale missione italiana è una partecipazione alla guerra a tutti gli effetti e di questa morte, come di tante altre, portano tutte le responsabilità il governo italiano e chi lo appoggia.

RAI, DI TUTTO DI PIU'

sinistracritica | 25 Novembre, 2007 16:17

Il Sultano e i suoi giannizzeri
Ennio Remondino

Dalle sponde del Bosforo leggo delle telefonate tra alti dirigenti Mediaset e Rai e mi appaiono buffe Cronache Bizantine, con tanto di Ali Babà e i suoi fedelissimi ladroni. Qualche cosa tra favola e presa per il naso.
Una verità che pure ti era nota, quando la trovi scritta negli scarni verbali di qualche polizia giudiziaria, assume diverso spessore. Non perché la Guardia di Finanza sia narratrice più brava di noi giornalisti, nel sintetizzare le intercettazioni sul fallimento dell Hdc del fu sondaggista Luigi Crespi. Prosa scarna la loro, essenziale. Il fatto è che i verbali di quelle telefonate tolgono l'alibi della percezione personale a intrallazzi sussurrati e li rendono porcate ufficiali e pubbliche.
SEGUE A PAGINA 6
Prima potevi anche far finta di nulla, mal di pancia privato, ora devi davvero incazzarti. Credo sia questo che sta accadendo in queste ore in Rai. Almeno lo spero. Lo sapevate, lo sapevamo, ma per impotenza, codardia, il sopravvivere quotidiano, vergognose regole del gioco, tutti, chi più e chi meno, facevamo finta di niente.
Leggo del comune intento di alti dirigenti Mediaset e Rai di favorire il loro editore di riferimento. Spero che nessun amico turco mi chieda particolari. Una storia come questa avrei difficoltà ad andare a raccontarla persino in Kosovo o nel Kurdistan iracheno del fuoco incrociato. Là si sparano e basta, mentre questi avvelenavano l'acquedotto. Come dovremmo chiamare ora quei colleghi tanto preoccupati d'occultare i dispiaceri del Principe più che d'informare il popolo bue? Comprati, venduti, scorretti, sleali, faziosi? Sarebbe come chiamare conflitto una delle tante guerre immonde. Parole inadeguate. L'istinto è quello dell'insulto. Il peggiore possibile, all'altezza di tali figure. Io non sono alla loro altezza.
Mi accade, lavorando in paesi di giovane o approssimativa democrazia, d'essere chiamato a testimoniare del giornalismo e della libertà d'informazione che regola il nostro Bel Paese. L'imbarazzo, confesso, è costante. La questione televisiva, ma non soltanto. Spiegare, per esempio, come sia possibile, nella nostra Patria del Diritto, che esistano soltanto due grandi gruppi televisivi nazionali. Come spiegare che uno di essi, pubblico, sia controllato o condizionato ad andamento elettorale variabile dalla stesso privato che ne è concorrente? Come spiegare, ai miei amici turchi, che alti dirigenti con la maiuscola riescano a cambiare gruppo mantenendo sempre lo stesso padrone.
In Turchia, e non so come diavolo facciano, di televisioni pubbliche e private che coprono l'immenso territorio di questo paese, sono almeno venti. Vai a spiegare tu che da noi esiste qualche problema particolare legato al doppio Silvio Berlusconi, tycoon televisivo e capo partito. Aggiungo, per obiettività di cronaca che lo stesso Berlusconi è la sola figura pubblica italiana conosciuta a livello popolare in tutto l'ex impero Ottomano. Probabilmente richiama la memoria degli antichi sultani. Semplice storia bizantina anche questa, alla fin fine: il Sultano, i suoi giannizzeri, un Gran Visir, un po di eunuchi a guardia dell'harem, e i sudditi da strapazzare a piacere. Ognuno libero di scegliere nel mazzo il suo ruolo.
 
il manifesto 22/11/2007

G8, PROMOSSO L'UOMO DELLE MOLTOV

sinistracritica | 25 Novembre, 2007 16:17

Giovanni Luperi, ex vicedirettore dell'Ucigos e imputato al processo Diaz, ai vertici dei servizi segreti
«Il dott. Luperi, richiesto di particolari sulla perquisizione e sul rinvenimento di oggetti, ignora lo svolgimento dei fatti; in merito alle bottiglie molotov dichiara di aver visto altri colleghi, che tuttavia non ricorda, con un sacchetto in mano che le conteneva; richiamato a rendere interrogatorio sulla circostanza, dopo l'accertamento della falsità del ritrovamento all'interno della scuola di tale reperto, preferisce avvalersi della facoltà di non rispondere»: sono parole della memoria del pm Zucca a proposito del processo Diaz. Il dirigente di polizia Giovanni Luperi, già ex vicecapo dell'Ucigos - oggi imputato nel processo per abuso di ufficio e calunnia - ieri è stato promosso: capo del Dipartimento analisi dell'Aisi (Agenzia informazioni e sicurezza interna), ovvero l'ex Sisde. Ennesima promozione di uno degli imputati Diaz, ennesimo sgomento tra chi da sempre stigmatizza la loro carriera post g8. Un elenco che si allunga ogni anno, dopo i vari Francesco Gratteri, prima questore a Bari, oggi capo al Dac, Gilberto Caldarozzi, oggi capo dello Sco, Spartaco Mortola, prima questore ad Alessandria ora vice questore vicario a Torino, Filippo Ferri, oggi capo alla mobile di Firenze. Per non parlare di Perugini (imputato a Bolzaneto e in un altro procedimento per avere menato un minorenne di fronte alle telecamere di tutto il mondo), promosso subito dopo i fatti a capo del personale della questura di Genova e Canterini, padre dell'ingresso violento dei suoi uomini alla Diaz: solo queste ultime due promozioni avevano suscitato polemiche. Per gli altri, via liscia.
Giovanni Luperi non era un funzionario qualunque quella sera a Genova: dirigente superiore e vice direttore dell'Ucigos, era da considerarsi riferimento per gli operatori appartenenti alle Digos, così come Francesco Gratteri era da ritenersi il punto di riferimento delle squadre mobili. Sono loro due, insieme al defunto La Barbera, ad essere considerati i capi dell'operazione Diaz e delle sue derive calunniose, come i verbali e le molotov false. Anzi, saranno proprio loro due a tentare, in un primo tempo, di scaricare tutte le responsabilità su alcuni sottoposti (Mortola e Dominici). I fatti però sono andati in modo diverso. Le due famose molotov, ad esempio: nel filmato di Primocanale, emittente genovese, «appare ben nitido l'azzurro del sacchetto contenente le bottiglie molotov tenuto in mano proprio dal dott. Luperi» ed è lo stesso Murgolo (oggi al Sismi), che in sede di indagini ricorda: «C'è stato un movimento, quando è stato il fatto delle molotov, si sono interessati quelli che erano li, cazzo! Io lì ricordo appunto Mortola, Luperi e Caldarozzi, io ho sentito qualcuno che chiedeva dove erano, io ho avuto cioè lì la percezione che le facessero vedere, che qualcuno se le facesse vedere». Lo stesso Luperi affiderà le molotov alla dottoressa Mengoni, funzionaria della Digos fiorentina. La Mengoni ha ricordato di fronte ai pm durante l'inchiesta «che ero fuori dal cancello, ho visto il dottor Luperi che aveva questo sacchetto, aveva un sacchetto in mano con due bottiglie. Lui mi ha visto e mi ha chiamata e aveva questo sacchetto con due bottiglie in mano che gli avevo visto prima ancora che mi chiamasse, insomma era abbastanza visibile».
La promozione di Luperi sembra l'ultima avvisaglia piuttosto eloquente circa la scarsa volontà di questo governo a vederci ancora più chiaro, e in alto, sui fatti genovesi del 2001 e, di conseguenza, sulle reali potenzialità di una eventuale commissione di inchiesta. Ancora più forte la delusione per chi, alla luce del corteo di sabato a Genova, aveva sperato in una virata differente al proposito. Immediate si sono fatte sentire le repliche: «La nuova promozione è un nuovo insulto all'etica costituzionale, una nuova bastonatura per chi fu vittima delle violenze e degli abusi nella famigerata notte dei manganelli, definita a suo tempo notte cilena dall'attuale ministro degli Esteri», dicono dal Comitato Verità e Giustizia. Dure le parole anche di Vittorio Agnoletto: «La peggior risposta che ci si poteva aspettare alla richiesta di una commissione parlamentare d'inchiesta sul G8, peraltro contenuta nel programma dell'Unione». La promozione di Luperi è inserita all'interno di un vasto turnover nei servizi: 256 nomine.
Simone Pieranni (il manifesto 23/11/2007)

COLOMBIA: STOP ALLE TRATTATIVE

sinistracritica | 25 Novembre, 2007 16:17

“Non parlare con i generali o me li fai diventare Chavisti”. Con questa battuta il presidente colombiano, Uribe Vélez, aveva risposto al suo omologo venezuelano, Hugo Chávez, che chiedeva di poter stabilire un contatto diretto con le forze armate Colombiane, per avere informazioni sui militari e poliziotti sequestrati dalle FARC (Fuerzas Armadas Revolucionarias Colombianas).
I fatti. E proprio questa è stata la causa della rottura dei negoziati per la liberazione dei sequestrati nelle mani del gruppo guerrigliero, e la fine della mediazione del presidente Chávez e della senatrice liberale Piedad Cordoba.
La Cordoba e il presidente Venezuelano erano da poco rientrati a Caracas da Parigi, dove erano stati ricevuti dal presidente Sarkozy per discutere i progressi del “intercambio humanitario”, tema che il presidente Francese ha molto a cuore , dato che la sequestrata più famosa è la Franco-Colombiana Ingrid Betancourt.
Durante una telefonata con il generale Mario Montoya, la senatrice, ha passato il telefono al presidente Chávez per dei saluti formali, durati, secondo la Cordoba, non più di 20 secondi.
Stop alle trattative. Durante la notte, il presidente Uribe, informato dallo stesso generale, ha deciso di interrompere ogni trattativa con le FARC e di revocare il mandato al presidente Venezuelano e alla senatrice Liberale.
Una goccia piccolissima che ha fatto traboccare un vaso vuoto.
Sembra davvero poca cosa una telefonata formale di 20 secondi per interrompere un processo così importante per chi è sequestrato da 4,5 o 10 anni.
Marleny Orjuela portavoce della associazione dei familiari dei sequestrati (ASFAMIPAZ) ha chiesto al presidente Uribe di mettersi per un minuto nei panni dei sequestrati o delle loro famiglie.
Altri famigliari come Lucy Gechen de Turbay hanno commentato tristemente che: “ci dispiace molto che si spenga la luce della speranza che avevamo di ricevere prove di vita e la liberazione”.
Fabrice Delloye ex marito di Ingrid Betancourt e Juan Carlos Lecomte, suo attuale compagno, hanno invece convenuto nei loro commenti che il presidente Uribe non ha mai avuto nessuna intenzione di arrivare ad un accordo e “come al solito quando ci sono reali possibilità di una liberazione lui pone degli ostacoli”, sono convinti che la telefonata di cui sopra non sia altro che un banale pretesto.
Dall’Eliseo, Sarkozy, attraverso il suo portavoce, ha fatto sapere che: “Continuo a credere che la gestione del presidente Chavez sia la migliore possibile” e che “chiedo al presidente Uribe di lasciare che la negoziazione continui”, ha anche annunciato che farà avere al presidente Colombiano una lettera dall’ ambasciata.
Il professor Moncayo. Ormai famoso in tutto il mondo per le sue camminate di centinaia di chilometri per chiedere la libertà di suo figlio, ha appreso dalla notizia mentre si stava recando a Caracas, dove pensa di arrivare tra qualche settimana. “Chiedo al presidente Uribe di cambiare idea”. Proprio oggi suo figlio compie 10 anni nelle mani delle FARC.
Ciò che realmente preoccupa il presidente Uribe è che il gruppo guerrigliero stia approfittando della situazione per guadagnare visibilità internazionale, senza, per il momento, aver dato nulla in cambio, neppure le prove di sopravvivenza che la scorsa settimana sembravano tanto vicine. Altro tema che non si digerisce nel palazzo di Nariño è che il presidente Chávez si sia tenuto equidistante dalle parti, cosa che contribuisce a diffondere l’idea che la colpa della situazione dei sequestrati sia condivisa tra i sequestratori e chi poco ha fatto per la loro liberazione.
Se da un lato è indubbio che questa sia una strategia delle FARC e che la rinnovata attenzione internazionale giovi al gruppo, dall’altro lato è sconcertante che la paura della propaganda conti di più della vita dei sequestrati.
Sembra comunque improbabile che questa importante esperienza di mediazione, spesso definita come l’ultima speranza, si concluda in modo tanto improvviso e senza alcuna ragione seria, contro il volere della comunità internazionale e dell’opinione pubblica Colombiana.
Proprio oggi era previsto un incontro tra i due presidenti a Bogotà e da più parti si spera che un incontro, magari in una zona di frontiera tra i due paese, nei prossimi giorni, possa rimettere in marcia il processo.

AFGHANISTAN, STRAGI INSABBIATE

sinistracritica | 25 Novembre, 2007 16:13

Le bugie della NATO sulle vittime civili dei bombardamenti 
Assadullah è un contadino di Kakrak, un villaggio sulle montagne della provincia centrale di Uruzgan: una delle tante zone controllate dai talebani.
Una sera di fine settembre era uscito di casa per andare a trovare un suo amico poco lontano. “Ero appena fuori dal mio villaggio quando ho sentito gli aerei e le esplosioni delle bombe. Sono corso indietro per vedere se la mia famiglia era sana e salva. Ho trovato la mia casa ridotta in macerie. Ho iniziato a scavare e ho trovato i miei quindici nipoti, maschi e femmine, stesi nei loro letti, morti nel sonno. Il più piccolo aveva sei mesi, il più grande diciassette anni. Poi ho trovato i corpi senza vita di mia madre, delle mie due mogli e dei miei due fratelli. In quel momento ho pensato che tutto il mondo fosse morto e mi chiedevo perché io fossi ancora vivo. Il giorno dopo ho scoperto che altri due villaggi vicini erano stati bombardati: sessantasette morti in totale”.
La versione ufficiale della Nato. I giorni successivi i comandi Nato hanno diramato un bollettino nel quale si leggeva che “l’aviazione e l’artiglieria della Coalizione hanno bombardato le posizioni nemiche nella zona di Kakrak, provincia di Uruzgan, uccidendo 65 talebani. Tre civili sono rimasti feriti”.
Il 17 novembre, Assadullah e altri capifamiglia della zona hanno ricevuto, senza clamori, un risarcimento monetario per i familiari uccisi.
Non fosse stato per l’inviato del Time magazine, la verità su quello che è successo a Kakrak non sarebbe mai venuta fuori. Sorge una domanda: quanti di quelle “decine di talebani” uccisi ogni giorno dalle bombe occidentali sono in realtà civili inermi?
Almeno mille civili uccisi quest’anno. Louise Arbour, capo della Commissione Onu per i diritti umani in questi giorni in visita a Kabul, ha definito “allarmante” la percentuale dei civili uccisi durante le azioni militari della missione Isaf-Nato: “Una violazione del diritto internazionale e un fatto che erode il sostegno popolare alla missione Nato e al governo Karzai”. La Arbour si riferisce ovviamente ai dati ufficiali sulle vittime civili dei bombardamenti: 337 dall’inizio dell’anno secondo le cifre fornite dalla Nato su un totale di oltre seimila morti. In realtà, se solo si tengono in considerazione le rare denunce fatte dalla popolazione afgana – come quelle di Assadullah – i civili uccisi risultano essere almeno un migliaio dal 1° gennaio 2007. Ma probabilmente si tratta ancora di una cifra ampiamente sottostimata. Sempre secondo i dati ufficiali forniti dalla Nato, quest’anno sono stati ufficialmente uccisi più di cinquemila “talebani”: quanti di loro, da vivi, erano civili?
www.peacereporter.net

PREMIATA MACELLERIA ITALIANA

sinistracritica | 22 Novembre, 2007 22:28

Il nostro percorso di approfondimento sui movimenti sociali e sulle forme della repressione continua. Dopo essere tornati indietro di trent'anni dedicando il primo incontro (giovedi 15 dicembre) al movimento del 77, rivolgeremo questa volta lo sguardo alla repressione che subì il movimento nelle giornate di luglio 2001, alle responsabilità di gestione poliziesca e di gestione politica, ai processi, alla promozione di De Gennaro, ai servizi segreti italiani e i cambiamenti in atto al loro interno.E' anche l'occasione per discutere di un fatto di attualità: l'uccisione di Gabriele Sandri.
Perchè la polizia spara ad altezza d'uomo?
Sul Manifesto di giovedi 15 novembre 2007 c'è un articolo che mette in luce l'elevato numero di casi di persone uccise da un colpo di arma da fuoco esploso "accidentalmente" da pistole di forze dell'ordine. Almeno 18 le persone dal 1998 ad oggi. E la maggior parte dei fatti sono stati oscurati e dimenticati. I colpevoli non pagano. Perchè? Chi controlla le forze dell'ordine?
Chi controlla i controllori?
La questione è abbastanza complessa ma da troppo tempo la sinistra non si confronta rispetto alle trasformazioni e agli assetti delle strutture di polizia e di intelligence nel nostro paese.
Il modello statunitense, con John Negroponte (uomo di Bush prima in Iraq - al momento dell'uccisione di Nicola Calipari, fatto al quale dedicheremo particolare attenzione rivelando alcune verità nascoste - ora "inviato speciale" in Pakistan) a capo di tutta la struttura di intelligence USA, rischia di essere importato in Italia proprio dal governo Prodi, e il nostro John Negroponte potrebbe essere proprio Gianni De Gennaro (capo della polizia durante i fatti di Genova), ora promosso capo gabinetto al Ministero degli Interni.
Lo scenario interno è sufficientemente inquietante ed aggravato da una politica governativa concentrata sulla creazione dell'insicurezza, del nemico e della paura, funzionale alla legittimazione del pacchetto sicurezza Amato e di scelte razziste e repressive.
Il legame tra i fatti di Genova, l'apparato repressivo e di controllo dello Stato e le dinamiche interne al mondo politico e alle stesse forze dell'ordine è stretto e complesso.

Parliamone con:

Gigi Malabarba: ex senatore, già membro del CoPaCo (Comitato Parlamentare di Controllo sui servizi segreti), autore del libro "2001-2006, segreti e bugie di Stato"

Lorenzo Guadagnucci: giornalista, autore del libro "Noi della Diaz" e membro del Comitato Verità e Giustizia per Genova.
www.altreconomia.it/noidelladiaz

L'incontro si terrà

Giovedi 29 novembre

in
Sala "Elisabetta Lodi"
via San Giovanni in Valle 13/B
Verona

alle ore 20.45

per visualizzare la mappa:
http://maps.google.it/maps?oe=UTF-8&hl=it&tab=wl&q=mappe

prima del dibattito verrà proiettato il filmato "OP - Genova 2001" e durante il dibattito verrà presentato il libro di Gigi Malabarba, 2001-2006 segreti e bugie di Stato, con postfazione di Haidi Giuliani, Edizioni Alegre.

IL FRONTE INTERNO DELLA GUERRA GLOBALE PERMANENTE

sinistracritica | 22 Novembre, 2007 22:08

Esiste una pulsione nelle forze di polizia, nella magistratura e nella maggioranza di governo in direzione di nuove e più gravi misure di controllo sociale. Alcune di queste, già scritte, aspettano solo l´occasione propizia per sfondare la resistenza dei settori democratici e garantisti. Lo si è visto, per esempio, nella vicenda dell´omicidio di Giovanna Reggiani.

Le misure adottate per contrastare la violenza negli stadi hanno già aperto la strada a limitazioni del diritto alla difesa e delle libertà dei cittadini. La possibile applicazione del reato di terrorismo nei confronti dei presunti responsabili delle azioni di teppismo, è parte organica del progetto di criminalizzazione del dissenso e in particolare dei conflitti sociali.

Il Viminale, con Amato, De Gennaro e Manganelli è luogo di concentrazione straordinaria dei fautori di questo progetto, che si è già manifestato con gli specifici riferimenti al «rischio terrorismo» in occasione delle lotte in Val di Susa o a Vicenza.

Esattamente come ha fatto oggi Manganelli riferendosi ai tifosi in rivolta, la presenza di «estremisti politici» giustifica la presunzione di «eversione». L´abbassamento della guardia da parte della sinistra nei passaggi cruciali di riorganizzazione degli apparati di gestione dell´ordine pubblico e della sicurezza ha aperto la strada ai fautori di una sorta di Patriot Act all´italiana, che rischia di travolgere il sistema di garanzie costituzionali che ancora impediscono l´adozione di norme già presenti, per esempio, negli Stati uniti dopo l´11 settembre. Il contrasto al terrorismo si incuneato nel «fronte interno» della guerra globale permanente. Sarebbe un errore enorme sottovalutare questo rischio.

Gigi Malabarba

dal blog: www.altreconomia.it/noidelladiaz

24 novembre: Contributo delle compagne di Sinistra Critica

sinistracritica | 22 Novembre, 2007 16:26

La manifestazione del 24 novembre afferma un nuovo protagonismo delle donne
La manifestazione del 24 novembre, nata ben prima del clima allarmistico montato nelle ultime settimane, proprio per denunciare la tragica quotidianità e “normalità” della violenza maschile sulle donne, può diventare un momento per denunciare il cinismo di tanta politica, Veltroni in testa, che non ha esitato ad utilizzare il corpo martoriato di Giovanna Reggiani per soffiare sul fuoco dell’allarme sicurezza, alla ricerca di qualche voto in più.

L’appuntamento di sabato prossimo, infatti, chiama in causa la politica assumendo un chiaro punto di vista, quello delle donne che non vogliono più essere considerate vittime da proteggere o, peggio, alibi per nuove campagne razziste, ma che rivendicano la propria libertà e autodeterminazione, fuori e contro i vincoli oppressivi di una cultura patriarcale e familista che va per la maggiore anche a sinistra.

Il dibattito di queste settimane non ha fatto altro che nascondere la realtà della violenza sulle donne che, come dicono tutti i dati, avviene principalmente tra le mura domestiche e che quindi chiama in causa gli uomini, tutti gli uomini, a prescindere dal passaporto, dal grado di istruzione, dalla condizione sociale. La violenza maschile denuncia un modello di relazione trai sessi ancora profondamente segnato, nel nostro “civilissimo” Paese, dalla subalternità delle donne ai propri mariti, padri, fidanzati. Mostra che in tutti gli aspetti della nostra vita sociale, fin dalla famiglia, gli uomini esercitano un dominio sulle donne, ne rivendicano violentemente il “possesso” e il controllo. Dire che la violenza contro le donne avviene, nella stragrande maggioranza dei casi in famiglia, significa chiamare le cose col proprio nome e cominciare a guardare la realtà: viviamo in una società patriarcale in cui la cosiddetta famiglia tradizionale, eterossessuale, svolge un ruolo di primo piano nel mantenere e riprodurre l’oppressione delle donne e che, inoltre, discrimina in modo particolare le lesbiche cui si vorrebbero imporre modelli e comportamenti. In questo quadro è quindi del tutto fuorviante e sbagliato affrontare il problema dal punto di vista repressivo e securitario, come invece fa il Pacchetto Sicurezza approvato dal governo, e bisogna chiamare in causa, oltre alle destre sessiste e razziste, un centrosinistra subalterno alle gerarchie vaticane che non esita a sacrificare sull’altare dei propri equilibri di governo la battaglia per il riconoscimento dei diritti alle coppie omosessuali (osteggiata proprio in nome della difesa della famiglia) o l’abrogazione della legge 40 sulle Pma, lesiva della dignità e della salute delle donne. Senza parlare delle politiche sul lavoro contenute nel protocollo sul Welfare che confermando la precarietà della legge 30 e tagliando le pensioni, condannano in primo luogo le donne alla dipendenza dalla famiglia e all’impossibilità di vivere autonomamente la propria vita.

La manifestazione del 24 novembre ha già prodotto, a nostro avviso, un grande risultato che vorremmo confermato e rafforzato da una grande partecipazione di donne in piazza. Ha riaffermato con forza una soggettività politica, plurale e composita, delle donne, capace di parlare in prima persona, di affrontare i nodi aperti del dibattito politico, sviluppando un ragionamento fortemente critico ed alternativo al sessismo razzista di chi dice “giù le mani dalle nostre donne” ma anche al familismo di chi vuole “proteggerci” senza lasciarci libere. Non a caso, quindi, l’appello della manifestazione del 24 novembre rifiuta categoricamente ogni scorciatoia repressiva e chiama in causa gli autori della violenze in prima persona, gli uomini e il loro dominio sulle donne. Per questo nelle assemblee preparatorie abbiamo convenuto sulla convocazione di “una manifestazione di donne per le donne”, non per il gusto di “escludere” gli uomini da una tematica che, come abbiamo visto, li coinvolge direttamente, ma per affermare una soggettività autonoma e libera delle donne, che rifiuti il ruolo di vittime da proteggere e parli in prima persona, senza deleghe. Perché se davvero si vuole capire ciò che abbiamo da dire lo si può fare anche osservando ed ascoltando, in silenzio per una volta. Facendo un passo indietro e riconoscendo il valore del protagonismo delle donne.

 

Le compagne di Sinistra Critica – Roma

FINANZIARIA: COSA ROSSA, CHE VERGOGNA!

sinistracritica | 22 Novembre, 2007 16:26

Napoli,16 novembre 2007
FINANZIARIA , ARMI , POLITICA CHE VERGOGNA !
di Alex Zanotelli

Rimango esterrefatto che la Sinistra Radicale ( la cosiddetta Cosa Rossa ) abbia votato , il 12 novembre con il Pd e tutta la destra , per finanziare i CPT , le missioni militari e il riarmo del nostro paese. Questo nel silenzio generale di tutta la stampa e i media .Ma anche nel quasi totale silenzio del “mondo della pace “.


Ero venuto a conoscenza di tutto questo poche ore prima del voto. Ho lanciato subito un appello in internet : era già troppo tardi. La “frittata “ era già fatta. Ne sono rimasto talmente male,da non avere neanche voglia di riprendere la penna. Oggi sento che devo esternare la mia delusione ,la mia rabbia. Delusione profonda verso la Sinistra Radicale che in piazza chiede la chiusura dei “lager per gli immigrati “, parla contro le guerre e l’ imperialismo e poi vota con la destra per rifinanziarli. E sono fior di quattrini ! Non ne troviamo per la scuola , per i servizi sociali , ma per le armi SI’ ! E tanti !! Infatti la Difesa per il 2008 , avrà a disposizione 23,5 miliardi di euro : un aumento di risorse dell’11 % rispetto alla finanziaria del 2007 ,che già aveva aumentato il bilancio militare del 13 %. Il governo Prodi in due anni ha già aumentato le spese militari del 24 % !!
Ancora più grave per me è il fatto dei soldi investiti in armi pesanti. Due esempi sono gli F35 e le fregate FREMM. Gli F35 ( i cosiddetti Joint Strike Fighter ) sono i nuovi aerei da combattimento ( costano circa 110 milioni di Euro cadauno ). Il sottosegretario alla Difesa Forcieri ne aveva sottoscritto , a Washington ,lo scorso febbraio , il protocollo di intesa.
In Senato , alcuni ( solo 33 ) hanno votato a favore dell’ emendamento Turigliatto contro il finanziamento degli Eurofighters, ma subito dopo hanno tutti votato a favore dell’ articolo 31 che prevede anche il finanziamento ai satelliti spia militari e le fregate da combattimento FREMM.
Per gli Eurofighters sono stati stanziati 318 milioni di Euro per il 2008, 468 per il 2009 , 918 milioni per il 2010 , 1.100 milioni per ciascuno degli anni 2011 e 2012 !
Altrettanto è avvenuto per le fregate FREMM e per i satelliti spia.
E’ grave che la Sinistra ,anche la Radicale , abbia votato massicciamente per tutto questo, con la sola eccezione di Turigliatto e Rossi, e altri due astenuti o favorevoli. Purtroppo il voto non è stato registrato nominativamente! Noi vogliamo sapere come ogni senatore vota !
Tutto questo è di una gravità estrema ! Il nostro paese entra così nella grande corsa al riarmo che ci porterà dritti all’attacco all’ Iran e alla guerra atomica .
Trovo gravissimo il silenzio della stampa su tutto questo : una stampa sempre più appiattita !
Ma ancora più grave è il nostro silenzio : il mondo della pace che dorme sonni tranquilli. E’ questo silenzio assordante che mi fa male . Dobbiamo reagire , protestare ,urlare!
Il nostro silenzio , il silenzio del movimento per la pace significa la morte di milioni di persone e dello stesso pianeta. La nostra è follia collettiva , pazzia eretta a Sistema .E’ il trionfo di” O .Sistema”. Dobbiamo riunire i nostri fili per legare il Gigante, l’ Impero del denaro. Come cittadini attivi non violenti dobbiamo formare la nuova rete per dire No a questo Sistema di Morte e un Sì perché vinca la Vita.

Le firme di adesione vanno inviate a:
alex.zanotelli@libero.it

E' TUTTA UN' ALTRA STORIA

sinistracritica | 13 Novembre, 2007 14:15

Giovedì in movimento

29 novembre:

Premiata macelleria italiana

La repressione durante il G8 di Genova, la promozione di De Gennaro, l'uccisione di Calipari, i servizi segreti, le loro trasformazioni. Chi controlla i controllori?

con:

Gigi Malabarba ex senatore, già membro del Copaco (comitato parlamentare di controllo sui servizi segreti), autore del libro "2001-2006 Segreti e bugie di Stato"

Lorenzo Guadagnucci giornalista, autore del libro "Noi della Diaz"

6 dicembre:

No Dal Molin No War

Senza se e senza ma contro la base Dal Molin, contro la guerra globale permanente, contro le minacce di attacco all'Iran. Verso la mobilitazione del 14/15/16 dicembre a Vicenza.

con:

un* portavoce del Presidio Permanente No Dal Molin

Piero Maestri redattore della rivista "Guerre e Pace"

Marco Formigoni redattore di Peacereporter

tutti gli incontri si terranno in

Sala LODI

(via San Giovanni in valle 13/b)

alle 20.45

INTERVISTA A MICHAEL WARSHAWSKY

sinistracritica | 10 Novembre, 2007 20:36

«Ossessionati dalla guerra all'islam combattiamo senza più Stato»
Parla Warshawsky: senza leadership politica, Tel Aviv protagonista d'un processo globale di ricolonizzazione. E i palestinesi scompaiono
di Michelangelo Cocco (il manifesto 9/11/2007)

Dalle aspettative per il prossimo vertice di Annapolis, previsto per la fine di novembre negli Stati Uniti, alle prospettive del sionismo. Michael Warshawsky, intellettuale e pacifista israeliano, ha sempre uno sguardo molto profondo e contro corrente sulla storia e sulla politica. Lo abbiamo intervistato il mese scorso a Savigliano (Cuneo), nel corso del FestivalStoria, l'evento culturale organizzato dal professor Angelo d'Orsi, di cui quest'anno si è svolta la terza edizione. Prima di intervenire - assieme a Omar Barghouti, Gideon Levy, Catrin Ormestad - al dibattito su «Etnos e religione: il caso d'Israele», il fondatore dell'Alternative information center (www.alternativenews.org) ha risposto alle domande del manifesto.

Il governo israeliano e l'Autorità nazionale palestinese (Anp) presto torneranno a incontrarsi sotto supervisione americana. Cosa s'aspetta dal summit di Annapolis?
I colloqui non produrranno alcun passo in avanti. Abu Mazen non ha l'appoggio della maggioranza della popolazione palestinese e Ehud Olmert è il primo ministro più debole che abbiamo da molti anni a questa parte. Due leader così impopolari potranno, al massimo, fare una dichiarazione congiunta.

Olmert segue la stessa politica di Sharon?
Tra i due non c'è niente in comune. Sharon aveva una strategia di lungo periodo: la colonizzazione di tutta la Palestina e nessuna trattativa, perché il negoziato avrebbe implicato la necessità di fissare un confine tra Israele e i Territori occupati. E lui non voleva frontiere, almeno per i prossimi 50 anni. Quella di Olmert è una strategia che mira alla sua sopravvivenza, come leader politico e nei confronti della giustizia, dalla quale è sottoposto a quattro procedimenti.

L'anno prossimo Israele celebrerà 60 anni d'indipendenza. Dove crede stia andando lo Stato ebraico?
Da nessuna parte. Israele è uno degli esempi più estremi del mondo di cosa possa fare il neoliberismo. Alla fine della guerra del Libano, l'anno scorso, uno dei migliori giornalisti di Ha'aretz, Daniel Ben-Simon, scrisse un articolo dal titolo «Non c'è più stato». Infatti abbiamo avuto una privatizzazione completa dello stato e della società. Abbiamo un'economia florida come mai prima (con sacche di povertà come in tutte le economie neoliberiste), un esercito. Ma non abbiamo nessun progetto nazionale, né una leadership politica che ci guidi da qualche parte.

Israele ha ancora bisogno di forza lavoro palestinese?
No, come molte economie neoliberiste, quella israeliana non è basata sullo sfruttamento di forza lavoro ma su speculazioni finanziarie, investimenti in tutto il mondo: Israele è un paese imperialista nel vecchio senso della parola. Sono stato recentemente in India ed è incredibile quanto, in una città come Nuova Dehli, siano presenti capitali israeliani. Il governo esiste in quanto istituzione vuota, mentre i palestinesi sono spariti dall'agenda dell'opinione pubblica. Non esistono: sono al di là del muro, non li vedi. Lavoratori palestinesi non ce ne sono più, eccetto a Gerusalemme. Negli anni scorsi, alle cene degli israeliani ben educati, il primo argomento di conversazione erano loro. Ora si parla dei palestinesi solo in mancanza di altri argomenti di conversazione, dopo aver discusso di corruzione, scandali sessuali, sport. Vengono percepiti come un eczema: niente di pericoloso, non è un problema, a volte ti gratti, ci metti una crema ma non vai in ospedale. Puoi conviverci, anche se qualche volta ti può dare un po' fastidio.

L'etnia influenza la cittadinanza e i diritti civili?
Israele è un esempio estremo di «stato etnico». Definendo se stesso come «stato degli ebrei» mette l'etnia al centro della definizione di cittadinanza. Israele si definisce anche come «stato ebraico democratico», ma c'è una tensione interna tra questi due concetti: uno stato democratico è uno stato di tutti i suoi cittadini, indipendentemente dall'etnia. I palestinesi (il 20% della popolazione, ndr) hanno diritti di cittadinanza ma non eguaglianza, per quanto riguarda, ad esempio, l'accesso alla terra. Due anni fa è stata approvata una norma che stabilisce che un cittadino israeliano non ebreo, se sposa una persona non ebrea, non può vivere nel Paese con quest'ultima. Una legge unica al mondo, in base alla quale un cittadino deve scegliere tra vivere con il proprio sposo/a o rimanere nel Paese.

A sessant'anni dallo nascita dello Stato, pensa che ci sia un ripensamento del sionismo?
C'è stata un'era molto promettente, negli anni '80-'90, in cui il sionismo è entrato in crisi. Tutto quel periodo, definito «post sionismo», mise in dubbio una serie di dogmi. «Ok, il sionismo è stato importante per la fondazione - si diceva -, ma ora dovremmo essere uno stato come gli altri». Ci fu una de-ideologizzazione, un tentativo di «de-sionizzazione». Alcuni membri della Knesset misero in dubbio la necessità della legge del ritorno, che attribuisce diritto di cittadinanza in Israele a ogni ebreo della diaspora che si stabilisca nello Stato. «Forse - si pensò - dobbiamo essere lo stato degli israeliani non degli ebrei». In questa tensione tra stato israeliano e stato ebraico perfino la Corte suprema stabilì che sarebbe stato necessario un bilanciamento tra i due termini. Con una serie di sentenze affermò che il nostro Stato era abbastanza forte per essere più democratico e meno ebraico. Nel 2000 questo processo si è interrotto. A fermarlo, il processo di ricolonizzazione, parte di uno scontro di civiltà globale. Israele è tornato indietro, in tutti i campi (politico, militare, culturale, intellettuale) al «vecchio sionismo»: pensiamo di avere il mondo e l'islam contro, di essere in guerra.

La seconda intifada e l'11 settembre hanno contribuito a questa situazione?
Non esiste una seconda intifada, questa è una grande mistificazione: l'intifada è stato l'ultimo movimento anti coloniale di massa del XX secolo. Quello che la gente chiama «seconda intifada» non è stata una rivolta palestinese, ma un piano israeliano per riprendere dai palestinesi ciò che era stato dato a Yasser Arafat e all'Olp in termini di sovranità, diritti. Il 2000 segna, a livello globale, l'inizio della messa in atto della strategia di ricolonizzazione dei neoconservatori: riprendersi ciò che avevano perso a causa delle rivoluzioni anti-coloniali degli anni '50 e '60 e dei movimenti sociali di massa in Europa. La ricolonizzazione della Cisgiordania e di Gaza è stata parte di questo fenomeno: la terza offensiva sionista per riprendersi ciò che era stato perso politicamente militarmente nel corso degli anni '80 e '90.

Dove sono le altre aree in cui possiamo osservare questo fenomeno?
Non solo casi come quelli di Iraq e Afghanistan, dove siamo tornati al «colonialismo classico»: prendere il petrolio e il controllo diretto, anche se attraverso una marionetta locale. Ma anche a livello dei diritti delle donne, diritti sociali, civili, nei paesi sviluppati. La grande intuizione di Sharon fu capire che il suo sogno (riprendere il controllo diretto), che appariva contro il corso della storia, stava in realtà per diventare di nuovo «la regola del gioco».

Perché nessuno fa pressioni su Israele affinché tratti la pace coi palestinesi?
Perché il mondo è cambiato: abbiamo avuto finora una divisione netta con una strategia israelo-statunitense molto offensiva e l'Europa che ne elaborava una alternativa, di normalizzazione, pacificazione. In questo quadro (anni '80-'90) i palestinesi erano appoggiati da chi voleva risolvere le crisi. Ora abbiamo un riallineamento totale dell'Europa nei confronti delle politiche aggressive e di ricolonizzazione degli Usa.

I pacifisti israeliani sono addormentati?
Il cosiddetto «campo della pace» ha una ruota piccola e una grande. La prima, più radicale, inizia a muoversi e trascina la maggiore, Peace now, in grado di mobilitare centinaia di migliaia di persone e avere un impatto sulle decisioni politiche. È accaduto così nella prima guerra del Libano, durante la prima intifada, ma non oggi. La ruota piccola ora funziona: siamo tra le 7 e le 10mila persone, mobilitate permanentemente. Ma non c'è più la ruota grande. E il nostro ruolo, importante in termini morali, è politicamente irrilevante. E così durante l'ultima guerra del Libano non abbiamo avuto nessuna dimostrazione di massa. Piuttosto che addormentata, temo che la ruota grande sia «morta», intrappolata dalla paura di rappresentare la prima linea dello «scontro di civiltà».

LA COSA ROSSA VOTA IL FINANZIAMENTO DEL G8 ALLA MADDALENA

sinistracritica | 10 Novembre, 2007 20:05

 ROMA, 10 NOV - 'La vergogna della 'Cosa Rossa' e' tale che nessuno vuol far sapere che la maggioranza dei suoi senatori ha respinto l'emendamento alla Finanziaria presentato da Franco Turigliatto di Sinistra Critica per la soppressione del finanziamento di 30 milioni per realizzare il vertice G8 alla Maddalena: tutta SD, tutto il Pdci, quasi tutti i Verdi (esclusi Bulgarelli e Silvestri) e - nonostante l'invito di voto a favore di Haidi Giuliani - una buona parte di Rifondazione, si sono defilati dal voto'. Lo dicono i parlamentari di Sinistra Critica Franco Turigliatto e Salvatore Cannavo'.
'Come si puo' votare in questo modo e poi presentarsi a Genova a manifestare il 17 novembre?', si chiedono i due parlamentari.
'Dopo l'astensione (che al Senato significa voto contro) sull'emendamento per cancellare la berlusconiana esenzione dell'Ici per la Chiesa e dopo il respingimento di tutti gli emendamenti sociali (recupero fiscal drag, tassazione rendite, tobin tax, taglio delle spese per armamenti e missioni militari, ) la 'Cosa rossa', in nome della fedelta' all'alleanza di governo, produce ora uno strappo con la sua storia anche su un provvedimento politico e simbolico, che tra l'altro farebbe risparmiare alle casse dello Stato 30 milioni di euro. E non si dica che su questo sarebbe caduto il governo (215 tra contrari e astenuti, 86 favorevoli all'emendamento)! Siamo all' appiattimento totale sulle politiche liberiste e di guerra del governo, come anche il sostegno al decreto sicurezza dimostra inequivocabilmente' conclude la nota.

17 NOVEMBRE A GENOVA

sinistracritica | 10 Novembre, 2007 12:30

Invito alla mobilitazione per il 17 novembre

Perché un evento storico come la mobilitazione contro il G8 del 2001,
di straordinaria potenza e di innovazione delle forme di partecipazione
politica, non venga riscritto nelle aule di tribunale.
Per impedire che 25 persone a Genova e 13 a Cosenza paghino, con secoli di carcere e milioni di euro, la volontà di rivalsa sul fatto che 300.000 persone scesero in piazza nel 2001 contro i padroni del mondo.

Perché questi processi con imputazioni assurde e anacronistiche come
il reato di "devastazione e saccheggio" e con le loro prossime sentenze, non diventino un'ipoteca sulla libertà di manifestare di tutti i
movimenti.
Perché Genova, come nel 2001, si faccia portatrice di un mondo senza frontiere, contro ogni forma di razzismo, contro politiche securitarie ed espulsioni di massa che mettono a rischio le libertà di tutti.
Le promozioni di De Gennaro e di molti altri dirigenti delle forze dell'ordine coinvolti nei fatti di Genova, la sicura prescrizione dei processi contro i poliziotti imputati per il massacro della scuola Diaz e le torture della caserma di Bolzaneto, l'archiviazione del processo per l'omicidio di Carlo Giuliani, così come la bocciatura della commissione parlamentare d'inchiesta sulla gestione dell'ordine pubblico in quelle giornate, rappresentano un'ulteriore offesa ai movimenti e uno schiaffo alla città di Genova.
Invitiamo a ripartire da Genova per mobilitarci contro chi devasta la
nostra storia e saccheggia le nostre vite.

Chiediamo a chi di competenza che siano rimossi tutti gli ostacoli per un accesso a tariffa sociale dei servizi delle F.S. come è sempre stato per simili occasioni fino al 2006.

Altragricoltura - Associazione Sinistra critica  - Cobas - Cobas scuola Genova - Comitato Piazza Carlo Giuliani - Comitato Verita' e Giustizia per Genova - CUB Liguria  - Federazione Genova Pdci - Forum sociale ponente genovese - Forum per la Sinistra Europea - Socialismo Xxi -Forum Ambientalista - Giovani Comuniste/i  – Legambiente  - Lila (Lega italiana per la lotta all'Aids) - Noi quelli di via Tolemaide  - Rete Artisti contro le guerre  - Rete controg8 per la globalizzazione dei diritti - Rifondazione Comunista  - Supportolegale
Alessandra Mecozzi, Responsabile Internazionale Fiom - Antonio Caminito, segretario Fiom Genova - Enrica Bartesaghi, Presidente CVGG - Gianni Rinaldini, Segretario Generale Fiom  - Giorgio Cremaschi/Rete 28Aprile Cgil  - Giorgio Airaudo, Segretario Fiom Torino - Giuliano Giuliani - Haidi Giuliani - Luciano Muhlbauer, Consigliere reg Prc Lombardia, - Marco Bersani (Attac Italia) - Nicola Nicolosi "Lavoro e società" CGIL - Paolo Beni Presidente Nazionale Arci - Raffaella Bolini, Presidenza Nazionale Arci - Rita Guglielmetti Segreteria regionale CGIL
-
Vittorio Agnoletto, Associazione Prima Persone - Walter Massa, Gabriele Taddeo, Laura Testoni, Arci Genova

Lila Genova - Associazione A Sud - Legambiente amici a ponente Genova - FGCI nazionale - Centro ligure di documentazione per la pace - Redazione "Tempi di Fraternità” - John Gilbert (presidente, Direttivo toscano FLC-CGIL) - Associazione “Salendo a Sud” (Moncalieri To)- Coordinamento contro gli F-35 Novara - Cagliari Social Forum - Federazione Provinciale PRC-SE (Bologna) – Associazione 100 idee per la pace (Siena) - Laboratorio Occupato Insurgencia (Napoli) - Laboratorio Sociale Diana Re-Load (Salerno) - Orientale Agitata Uniriot (Napoli) - C.AN.NA (collettivo antiproibizionista napoletano) - Comitato di Lotta Vele di Scampia (Napoli) - Collettivi Autonomi Studenteschi (Napoli) - Cascina Autogestita Torchiera (Milano) - Social Forum Cecina (Li) - - Legambiente amici a ponente - Forum per la Sinistra europea (Genova) - Forum ambientalista (Genova) - Circolo arci CAS (Inzago Mi) - Rete contro il caro vita (Network campano delle comunità in movimento Giovani Comunisti Salerno) - Comitato Intercomunale per La Pace del Magentino (MI) - C.S.A Officina Rebelde (Jesi - An) - Csa Magazzino 47 (Brescia) - Associazione Sinistra Critica (Brescia) - SdL intercategoriale (Brescia) - Confederazione Cobas (Brescia) - Centro sociale 28 maggio (Brescia) - Radio Onda d'Urto (Brescia) - Collettivo Studenti in lotta (Brescia)- Comitato Pace di Robassomero (TO) - Paolo Grasso (Inca Cgil Fi) -  Comitato AbbiatePace (Abbiategrasso Mi) - Maurizio Colleoni Segretario Fed. Prov. Bergamo Prc Se - Associazione A Sud - Unità Popolare Valle Brembana (Bg) - Coordinamento universitario (Trento) - Marco Sironi (Segretario Prc Bergamo) - Associazione Liberamente Val di Magra (Sp) - Porto gruppo accoglienza migranti Dalmine (BG) - Semprecontrolaguerra (Firenze) - Associazione Ya Basta  (Napoli) Briganti Enrico, capogruppo PRC Comune Sarzana (Sp) - Federazione Provinciale PRC-SE di Bologna - Laboratorio Occupato Insurgencia (Napoli) - Laboratorio Sociale Diana Re-Load (Salerno) - Orientale Agitata Uniriot (Napoli) - C.AN.NA (collettivo antiproibizionista napoletano) - Comitato di Lotta Vele di Scampia (Napoli) - Collettivi Autonomi Studenteschi (Napoli) - Giorgio Barisone (segreteria provinciale PRC Savona) - Coordinamento Vittime della Globalizzazione (Lodi) - Associazione La Fabbrica del Futuro (Lodi) - Comitato Pace e Salute (Ospedaletto Lodigiano) - Forum ambientalista (Genova) - Circolo arci CAS (Inzago Mi) - PRC-Federazione provinciale di Varese – Pmli (Partito marxista-leninista italiano)- Gennaro Ferrillo (Altromodo Flegero Laboratorio Cittadinanza attiva Napoli) - SdL Intercategoriale - Sinistra Democratica Provincia di Chieti - Coordinamento locale Sinistra Democratica "Gino Di Martino"(Guardiagrele Ch) - Circolo Arci (Manciano Gr)- Cascina Autogestita Torchiera (Milano) - Rivista Infoxoa - Associazione Italia-Nicaragua - Movimento per la liberazione dalla schiavitù del precariato - Ass. Italia-Cuba Circolo "Aldo Lombardi" Versilia - BiciG8 - RdB/CUB del Ministero dell'Economia e delle Finanze - Federazione Giovanile Comunisti Italiani - Gruppo musicale etno-folk Pelosofolk - Associazione "la Villetta per Cuba" (Piombino Li)

Andrea Cegna (Castellanza – Va), Rossella Marchini (Roma) Mirella De Luca (Savona), Tiziana Veronico (Bari), Marta Belotti (San Pellegrino Terme - BG), Manuela Mangili (San Pellegrino Terme - BG), Domenico Belotti (San Pellegrino Terme – BG), Cristiano Brumi (Chiavari), Ornella Punzo (Roma), Rossana Montechiani e Sergio Ruggeri (Jesi An), Marina Criscuoli (Genova) Franco Fuselli (Genova), Michele Rovere (Imperia), Ornella Punzo (Roma), Marco Sodi (Firenze), Franco Manicardi (Cuneo), Luigino Enzo (Treviso), Fabio Garzara (Venezia), Cinzia Bruno (Genova), Alessandro Bartolomucci (Parma), Sarah Castelli (Padova), Riccardo Arena (Genova), Doriana Goracci (Capranica Vt), Fabiano Malesardi (Volano Tn), Fabia Peirè (Genova), Patrizia Traverso (Genova), Maria Garau (Caili, Colombia), Marco Sodi (Firenze), Don Alessandro Santoro (Comunità Le Piagge Firenze)

Giorgio Barisone (Segreteria provinciale PRC Savona), Carmelo Mannarà (Unione degli Universitari - Roma),  Anubi D'Avossa Lussurgiu (Liberazione – Roma),  Fabio Bonanno (Area cooperazione, Affari Esteri), Vincenzo Chieppa (Segretario Provinciale e Consigliere Regionale  Piemonte dei Comunisti italiani), Ennio Cirnigliaro (Forum Sinistra Europea Valpolcevera), Antonio Grassedonio (Delegato Flc Cgil Politecnico di Torino – Torino Social Forum), Walter Passeggio (Consigliere VIII Municipio Napoli Arcobaleno), Ivo Poggiani (Consiglire III Municipio Napoli Arcobaleno), Riccardo Seghezzi (R.S.U. Gabinetto Vieusseux, direttivo prov F.P CGIL Firenze), Attilio Ratto (RdB /CUB Federazione Regionale della Liguria), Angelo Papadimitra (segreeteria CGIL-CdLT Caserta “Lavoro Società”), Sandra Cappellini (Flai CGIL Empolese-Valdelsa), Francesco Martone (Senatore), Alessio Bellini (Prc Santa Croce sull'Arno - Pi) - Giuseppe Saragnese (Direttivo F.P.CGIL Bergamo) - Massimiliano Ay (Coordinatore Sindacato Indipendente Studenti e Apprendisti Svizzera) - Amalia Navoni (Coord Nord Sud del Mondo) - Paolo Maccani (segretario circolo "Mario Pasi"Prc-Se Trento) - Maurizio Dotti (RSU SLC-CGIL Wind Milano) - Calzavara Valter  (segretario Filcams Cgil Metropolitana Venezia) - Chiarin Mariolina (delegata Sanità Ulss 12 Mestre-Venezia)

CONTRO LA PRECARIETÀ PER I DIRITTI SOCIALI

sinistracritica | 08 Novembre, 2007 13:25

 9 novembre SCIOPERO GENERALE E GENERALIZZATO 

Il Protocollo del 23 luglio peggiora la riforma Maroni (innalzando ulteriormente l’età pensionabile) e stabilizza la legge 30 rendendole strutturali e digeribili ai lavoratori con l’avallo di Cgil, Cisl e Uil e delle forze della cosiddetta sinistra radicale, rafforzando le forme di sfruttamento e precarizzazione.
 
L’accordo conferma l’applicazione dei contratti a termine e le tipologie più odiose della legge 30 e della legge Treu  (i contratti a progetto, lo "staff leasing", il lavoro interinale), facendo arretrare ulteriormente le condizioni e le aspettative di vita dei/delle lavoratori/trici, dei precari, dei giovani. La Finanziaria costituisce ancora una volta lo strumento per imporre politiche antisociali con l’ennesimo regalo a imprese e speculatori finanziari, con la riduzione dei diritti dei lavoratori nel pubblico impiego, con il taglio di servizi essenziali e la costituzione di risorse inadeguate per la casa. Le politiche abitative vengono gestite da comitati di affari che favoriscono la rendita fondiaria e la speculazione immobiliare per lo “sviluppo” e l’uso delle aree metropolitane e pubbliche. Le politiche sociali per l’edilizia popolare non rispondono alle reali esigenze delle persone: gli affitti liberalizzati hanno prezzi proibitivi e gli sfratti per morosità sono migliaia, le case pubbliche vengono svendute invece che affittate a prezzi economici favorendo cooperazione e autorecupero, tanti sono gli appartamenti pubblici e privati sfitti e abbandonati come tante sono le persone senza una casa.  Inoltre, la destinazione delle spese sociali continua ad essere subordinata ai voleri strategici dei poteri forti e del militarismo. Cresce la quota destinata alle spese militari e alla crescita del complesso militare-industriale italiano, mentre il governo Prodi avvalla la costruzione della base militare USA Dal Molin a Vicenza e dello stabilimento per l'assemblaggio dei nuovi cacciabombardieri americani F35 a Cameri (Novara). Questo attacco si inserisce in un più generale clima securitario e autoritario che punta a isolare e intimidire il conflitto sociale, a precarizzare le esistenze, a creare insicurezza, a favorire tendenze populiste, razziste e xenofobe, a limitare le libertà politiche per la difesa dei diritti di cittadinanza, a tutelare gli interessi di chi devasta i territori per le grandi opere

MANIFESTAZIONE REGIONALE A VENEZIA

(partenza ore 8,45 da Verona Porta Nuova)

PATTO CONTRO LA PRECARIETA' - Verona

INIZIATI BLOCCHI AL DAL MOLIN

sinistracritica | 08 Novembre, 2007 12:22

Appello alla mobilitazione
Nella serata di martedì sono iniziati i blocchi dell’aeroporto Dal Molin all’interno del quale, da alcune settimane, sono iniziate le bonifiche belliche propedeutiche alla realizzazione della nuova base Usa.
Centinaia di persone partite dal Presidio Permanente hanno allestito due blocchi, uno all’ingresso militare e l’altro a quello civile, con l’obiettivo di impedire  l’ingresso a coloro che devono realizzare la bonifica.
Il blocco dei lavori per la realizzazione della nuova base Usa è iniziato. Abbiamo acceso i fuochi e stiamo trascorrendo la prima notte all’aperto, con coperte e sacchi a pelo. Siamo determinati a dimostrare la volontà di tanti vicentini ad impedire la realizzazione della nuova base di guerra.
In questi mesi il sostegno di tante donne e tanti uomini da tutta Italia è stato per noi fondamentale: sapere che intorno a noi c’è una grande rete di solidarietà ci ha dato forza e determinazione. Ora vi chiediamo ancora una volta di mobilitarvi, costruendo iniziative nei vostri territori, presidi davanti alle prefetture e alle basi militari.
Il futuro è nelle nostre mani!
Presidio Permanente, 7 novembre 2007
 
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